Portfolio

“Io non c’ero e se c’ero dormivo e se dormivo, sognavo di non esserci.”

“Io non c’ero e se c’ero dormivo e se dormivo, sognavo di non esserci.”

300 persone hanno aggredito 3 sordi dove la loro unica colpa era quella di non essere stati capiti da un gruppo di facinorosi e violenti che si spacciano per paladini di una sicurezza che stesso loro mettono a repentaglio. Questi facinorosi si identificano come “Ronde” e pensano di fare il bene di una comunità. Purtroppo il fenomeno non è circoscritto alle sole “ronde”, perlopiù organizzate da ragazzini senza casco e armati di spranghe, ma da cittadini frustrati che sui social alimentano odio e paura ingiustificata. In questa foto i 3 ragazzi sordi sono in quell’edificio alle spalle delle forze dell’ordine. Sono chiusi lì e una folla di oltre 300 persone li aspetta solo per linciarli vaneggiando una sorta di “Decreto Sicurezza” che oggi li “autorizzerebbe” a detta loro. Accerchiano la chiesa per non farli uscire, iniziano a distruggere l’auto di uno dei tre ragazzi intrappolati e sono lì da due ore in attesa che i loro agnelli sacrificali escano. Loro però si sentono bene con se stessi, hanno l’attenuante che “ci sono troppi furti e non si dorme più”; qualcuno più da sceneggiata napoletana va parafrasando le frasi dei figli: “Papà ho paura”. Uno spettacolo indecoroso che dura due ore. Il mio solo aver scattato una foto mi ha quasi procurato un linciaggio: “Perché i giornalisti scrivono strozzate”. La folla accresce sempre di più, curiosi accorsi da ogni parte della città, perlopiù ragazzini in scooter, vecchiette che fanno foto da inviare nei gruppi della famiglia, altri che dai social chiedono “Fate una diretta” e così via, minuto dopo minuto dell’essere umano vengon annullate tutte le virtù perché forse non è proprio vero: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.”. 12 pattuglie tra polizia e carabinieri hanno tentato di limitare di danni e proteggere i ragazzi da un pestaggio sicuro e ci sono riusciti, in parte. In un attimo di distrazione i carabinieri hanno preso i ragazzi e li hanno condotti a una delle auto di ordinanza ma qualcuno ha urlato: “Li stanno portando via”. In quell’attimo una parte della folla si è accanita sui ragazzi, scortati dalle forze dell’ordine, e ha iniziato a sferrare pugni alla testa e calci. Pensate che uno dei facinorosi ha aperto la portiera dell’auto della polizia e ha iniziato a dare calci al ragazzo, bisognava punirli a tutti i costi quell’uomo, almeno in parte, c’era riuscito; l’eroe del popolino è lì. I 3 ragazzi sordi dopo una notte in commissariato, per loro sicurezza, sono stati riaccompagnati a casa. La città è dispiaciuta per l’accaduto ma ha ancora il dubbio che loro possano essere stati i ladri è ancora altissimo, si sa “è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”. In questa storia vissuta in due ore nella città in cui vivo la cosa più triste non è stata l’organizzazione maniacale e degna di qualsiasi film d’azione, ma il fatto che gli aggressori fisici fossero massimo trenta e gli omertosi oltre 250. C’è davvero bisogno di sferrare un calcio, un pugno o un insulto per essere partecipi? O basta anche il silenzio?
“Io non c’ero e se c’ero dormivo e se dormivo, sognavo di non esserci.”

Privacy Settings
We use cookies to enhance your experience while using our website. If you are using our Services via a browser you can restrict, block or remove cookies through your web browser settings. We also use content and scripts from third parties that may use tracking technologies. You can selectively provide your consent below to allow such third party embeds. For complete information about the cookies we use, data we collect and how we process them, please check our Privacy Policy
Youtube
Consent to display content from Youtube
Vimeo
Consent to display content from Vimeo
Google Maps
Consent to display content from Google
Spotify
Consent to display content from Spotify
Sound Cloud
Consent to display content from Sound