IL GIOCO DEL FUOCO A NAPOLI
La Tradizione

Si narra che Sant’Antonio con uno stratagemma scese agli inferi e rubò il fuoco ai diavoli per donarlo agli uomini affinché si potessero purificare da ogni peccato. In Campania, specialmente a Napoli, dal 1754 per volere del Re Carlo III di Borbone stanziava dei fondi affinché questa festa, rinominata “Cippo” potesse avvenire. Il “Cippo” negli anni è mutato diventando una festa popolare non riconosciuta dalle istituzioni ma nel rione Sanità è stata tramandata ai bambini. Dal 7 Gennaio, fine delle feste natalizie, i bambini divisi in 2 “paranze” (termine usato a Napoli per definire una squadra) iniziano a cercare gli alberi di Natale gettati nell’immondizia e del legno. La “paranza” dei piccoli, dai 5 ai 12 anni, è organizzata per trovare la legna, affinché il fuoco possa ardere per più tempo possibile, mentre la “paranza” dei grandi, dai 12 ai 15, deve trovare l’albero più alto e maestoso affinché la fiamma possa essere vista dal cielo e dagli altri rioni. Negli anni la tradizione è mutata e di Sant’Antonio è rimasta solo la festività del giorno. I bambini si sfidano tra rioni a chi alza la fiamma più alta. “Lo facciamo per i nostri amici morti senza motivi”, spesso bambini morti in incidenti stradali o uccisi dalla camorra in guerre di zona; questa è la spiegazioni che i bambini oggi danno a questa antica usanza perpetrata dai loro papà, fratelli o zii. Nonostante sia una tradizione mai persa nei rioni napoletani, soprattutto alla Sanità, lo Stato non ha mai fatto nulla per regolamentarlo creando in quei giorni una vera e propria guerra tra stato e popolo. La polizia e i carabinieri, aiutati dal servizio di nettezza urbana, nei giorni che precedono il 17 gennaio sono impegnati nella ricerca dei cumuli di legna e degli alberi fatta dai bambini, affinché possano sequestrarli provando a bloccare il “cippo” ; i bambini, invece, attraversano i rioni in cerca di legna ed alberi evitando le forze dell’ordine e cercando nuovi nascondigli per legna ed alberi. Quando i bambini e scoprono che la nettezza urbana sta ritirando la legna dalle strade per poi portarla in discarica, spesso squarciano le ruote dei camion affinché possano rendere impossibile il ritiro della legna. La notte del 16 Gennaio i bambini posizionano “il raccolto” nei vicoli adiacenti alla piazza dove si terrà il “cippo” e non vanno a dormire presenziando e proteggendo legna e alberi affinché le “paranze” dei rioni vicini non gli rubino tutto attentando alla vittoria. Il giorno del 17 Gennaio, le forze dell’ordine presenziano con camionette antisommossa e vigili del fuoco la piazze designate per il cippo ma non appena c’è il cambio di turno delle forze dell’ordine, che avviene a mezzanotte, in meno di 5 minuti la piazza è invasa da bambini che trasportano la legna e formano il “cippo”. Spesso questo lasso di tempo dura all’incirca 10 minuti, il tempo che le camionette delle forze dell’ordine smontanti vengano sostitute da altre. Nonostante il breve lasso di tempo, i bambini aiutati dagli adulti, issano l’albero più alto e fanno una pila di legna che poi viene arsa. I bambini, una volta acceso il “cippo” danzano attorno al fuoco inneggiando cori contro gli altri rioni, ricordando amici che sono morti prematuramente, offendendo le forze dell’ordine arrivate sul posto e urlando quanto più forte possibile il nome del loro rione. Questa antica tradizione è spesso associata a Napoli al termine dispregiativo “Baby Gang” poi associato alla camorra senza però aver mai avuto nessun riscontro reale nelle carte giudiziarie.

Pensieri Personali
Verificato

LA CITTA’ DI NAPOLI OSTAGGIO DI BABY CRIMINALI
Il 17 Gennaio, giorno di Sant’Antonio, in Italia si possono trovare le “Vampe” o “Focarazzi”. Questa volta non mi va di spiegare che questi bambini non sono BabyGang o che essere figli di pregiudicati non vuol dire essere condannati o marchiati a vita. Non voglio nemmeno dirvi che questo non è affatto un rito di iniziazione alla Camorra. Vi racconto i miei due giorni con gli scugnizzi del Rione Sanità che mi hanno accolto come “O’ Regista”. Ho iniziato a raccogliere la legna con bambini non più grandi di 13 anni. Loro sapevano dove andarla a prenderla perché le persone del Rione l’hanno messa da parte per loro. Sono stato con loro mentre la depositavano nei vicoli facendo attenzione a non ostacolare il passaggio e soprattutto li ho sentiti ammonirsi per abbassare la voce, non per nascondersi, perché “Ci abitano”. La cura maniacale nel nascondere la legna è dettata dalla paura che un altro rione possa venire a rubarli per fare la “vampa” più alta. Dopo le prime chiacchierate, sfottò e storie capisci d’essere in mezzo a bambini, non criminali, non babygang e neppure affiliati alla camorra. Sono bambini, senza marchio, senza destino segnato e con un futuro, che non sarà di certo facile, ma non differiscono dagli altri. Le forze dell’ordine dal primo pomeriggio del 17 occupano la piazzetta dove la vampa sarebbe stata accesa ma scoccata la mezzanotte vanno via tutte e in meno di 10 minuti da ogni vicolo spuntano i bambini e come una macchina perfetta erigono la loro vampa. La vampa è accesa e alta in cielo, la più alta che abbia mai visto e iniziano i cori. I genitori di questi bambini sono lì, li guardano, li ammoniscono di non farsi male, qualcuno gli aggiusta la maglietta per non fargli prendere freddo ma sono tutti lì. Il chiacchiericcio su questi bambini finisce insieme a questa vampa, domani c’è scuola, non per tutti però, qualcuno già lavora. Non riesco a darvi un parere su di loro ma vi invito a conoscerli, vi invito a parlargli, vi invito a vedere questa tradizione mai regolamentata a Napoli. Parlate con questi bambini ma fatelo adesso che possono rispondervi, non condannateli per colpe che non hanno.