MORIRE DI FAME O DI COVID

A Fuorigrotta, a Napoli tre parrocchie dal lunedì al sabato consegnano un piatto caldo ai meno fortunati ma c’è chi si lamenta delle file e degli assembramenti. Un uomo sulla 40ina, senza ritegno passa con il cellulare nel taschino della camicia cellulare cercando di camuffare il suo modo goffo di riprendere la fila di chi aspetta che consegnino il cibo. Le persone non si accorgono di tutto ciò ma lo fermo e gli chiede se fosse un giornalista e perché stesse facendo le riprese. Mi prende da parte e mi parla del problema di questi assembramenti, che alcune persone in fila non hanno la mascherina e che tutto ciò allontana i clienti dei negozi vicini. Precisiamo che la fila è su un marciapiede piccolo e stretto dove non c’è nessun negozio. Provo a spiegargli perché quelle persone siano lì in fila e che forse non è facile fermare la paura di non avere cibo quel giorno a pranzo ma il tizio non vuol sentire ragione: “Questa storia tutti i giorni deve finire”. La sua soluzione sarebbe quella di spostarli altrove, non sa dove ma lui non li vuole lì. La fila era composta da 60 persone circa e quel giorno c’era pizza ma non importava a chi era in fila, la metteva nella sua busta e andava via, per loro era solo un altro pranzo per combattere i morsi della fame mentre chi ha la pancia piena non potrà credere a chi conosce la fame.